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Radika per Ethea, un gemellaggio etico
di Paolo Sbraga
Pubblicato il 9 Giu 2020
Rubrica: Ethea News
di Paolo Sbraga
Pubblicato il 9 Giu 2020
Rubrica: Ethea News
souvenir subiaco

Portachiavi, ciondoli, matite. Da qualche giorno le vetrine del nostro quartier generale sfoggiano un’intera gamma di souvenir con una storia del tutto originale alle spalle. La linea di prodotti Subiaco si racconta è una creazione esclusiva di Radika per Ethea, per la prima volta nella sua storia in veste di committente di una designer. Andando più nel dettaglio, Subiaco si racconta è il risultato di una storia di stima e amicizia che crea un ponte tra Subiaco e Lecce.

Cos’è Radika

Radika è un marchio di design artigianale con una coscienza ecologica, che produce gioielli e oggettistica in legno a cui attribuisce un forte valore simbolico ed etico. Ogni creazione è intesa come qualcosa di più di un mero oggetto e questo si capisce già osservando la cura del dettaglio con cui viene ideato e realizzato e l’attenzione rivolta alla scelta delle materie prime, sempre di recupero. Radika crea oggetti con il pensiero teso verso l’ambiente che abitiamo ma anche verso la persona che li indosserà o li utilizzerà. L’oggetto è il messaggio, potremmo dire, ma il messaggio non si esaurisce nell’oggetto. Quando si tratta di gioielli, Radika si impegna a provvedere alla piantumazione di un nuovo albero per ogni creazione venduta. Portando avanti un’iniziativa particolarmente significativa pensando che per ogni creazione della linea Ulivo venduta, Radika provvede a piantare un nuovo ulivo al posto di quelli andati perduti a causa della xylella. Un piccolo gesto che comunque contribuisce a tener viva l’attenzione verso il devastante problema ambientale ed economico vissuto in Puglia. Ad ogni modo, il modo migliore per capire la qualità espressa da questo nuovo marchio è dare un’occhiata al sito, davvero emblematico e rappresentativo di una ricerca creativa sempre vitale.

Chi è Radika

Dietro al marchio Radika c’è prima di tutto la sensibilità di una ragazza di nome Giorgia, che vive a Lecce ma è nata a Subiaco. Giorgia ha studiato all’Accademia delle arti e nuove tecnologie di Roma, poi ha messo in pratica i suoi studi per qualche tempo come grafica e art director e infine si è ritrovata in Puglia a coltivare un’idea. Tra Roma e Lecce un viaggio e una folgorazione, come nelle migliori tradizioni. Una puntatina in Nuova Zelanda è stata l’occasione per vedere all’opera il lasercut, la tecnologia sottrattiva ultraprecisa che in seguito le avrebbe permesso di incidere sul legno la sua creatività. Ma siccome le idee sono un motore in cerca di benzina, la storia non potrebbe avere un lieto fine senza due parole determinanti: il PIN e un FabLab. Se avete fatto una faccia strana non vi preoccupate: anche io me le sono fatte ripetere due volte. PIN – Pugliesi Innovativi è stata un’ottima iniziativa delle Politiche Giovanili della Regione Puglia promossa nel 2016 al fine di sostenere con fondi europei FSE la realizzazione di progetti imprenditoriali innovativi. Senza entrare troppo nel dettaglio, vi basterà dare un’occhiata alla pagina del sito PIN dedicata alla “nostra” Radika, risultata tra le idee vincitrici del bando, per comprendere la qualità dell’iniziativa pugliese. Al sostegno economico e imprenditoriale si è aggiunto quello fattivo: nel FabLab installato nel MUST di Lecce Giorgia ha trovato le strumentazioni utili per realizzare le sue opere, in un ambiente che fa della condivisione dello spazio creativo il proprio fulcro.

Morale della favola

Viviamo un’epoca in cui le occasioni e gli strumenti per mettere a frutto le proprie idee non mancano, soprattutto se si hanno meno di 35 anni (sigh!), e la storia di Giorgia è un incoraggiamento nei confronti di tutti i ragazzi a credere in un’idea senza sottostimare il fatto che sia corredata da un’etica. Tanto per dirne una: ovviamente anche a Roma ci sono 3 o 4 FabLab in cui mettere alla prova la propria creatività. Ma il discorso è più ampio: abbiamo scelto di collaborare con Giorgia perché crediamo (con un po’ di nostalgia) nel made in Italy artigianale e nella dignità dell’oggetto turistico. Non è normale né sensato che oggi in molte città d’arte italiane si venda quasi esclusivamente paccottiglia cinese come souvenir. Non è corretto che le produzioni di massa distruggano la possibilità che ogni territorio favorisca la nascita di una produzione artigianale/artistica locale destinata ai flussi turistici. Attenzione: è un problema di economie di scala, non di prezzo finale. Si tratta di accettare la riduzione dei margini di guadagno in favore di una qualità che sappia essere davvero ambasciatrice della creatività di cui il nostro Paese si fa vanto. Purtroppo è evidente come il discorso qui travalichi nell’etica e nel buon senso, tutte cose che non si possono finanziare con un bando.
Da par nostro, pur nel nostro piccolo, continueremo a promuovere e a incoraggiare ogni iniziativa imprenditoriale che sappia unire creatività e qualità, senza preclusioni nei confronti di chi magari è ancora creativo ma non più giovane…

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