ALTIPIANI DI ARCINAZZO

Fiuggi! Ma che Fiuggi…
Fiuggi era ‘na volta;
mo’ caro villeggiante,
se non sei pazzo,
fuggi da Fiuggi
e vai agli Altipiani di Arcinazzo!

Renato Quattrini

Partì tutto da un incrocio e da un pecoraio. O meglio: partì tutto da un pecoraio di Trevi che all’inizio del XVIII secolo decise di smettere di contare le pecore nella speranza di iniziare a contare baiocchi, e ci riuscì piuttosto bene. Meo Passeri da Trevi ebbe un’idea da vero precursore: nel 1711 aprì un autogrill in uno dei crocevia più transitati (e all’epoca disabitati) dell’Appennino centrale. E pazienza se non esistevano ancora le automobili (e a dirla tutta neanche delle vere strade): essendo situata esattamente sul punto in cui si incontrano le tre vie che collegano Valle dell’Aniene, Valle del Fucino e Ciociaria, la sua locanda iniziò ad accogliere una clientela piuttosto ampia e variegata, fatta di pastori, pellegrini e – non si può avere tutto dalla vita – briganti.

Ora, che Meo Passeri abbia avuto fiuto imprenditoriale è innegabile. Ma difficilmente avrebbe potuto immaginare che aprendo quella locanda stava fondando un’intera località, in futuro nota come gli Altipiani di Arcinazzo. D’altra parte siamo abituati a fondazioni legate ora ad un abate battagliero, ora a minacce saracene o in altri casi alla capacità manifatturiera del dio Saturno (che mi piace immaginare all’opera con calce e cazzuola)… chi avrebbe mai pensato che da quella locanda persa nel nulla sarebbe sorta una delle più rinomate località di villeggiatura del Novecento? E invece nell’arco di un paio di secoli si moltiplicano le osterie, si ingrandiscono gli alberghi e fioriscono numerose e preziose ville più o meno nascoste tra gli abeti. Anche la clientela diventa un tantino più raccomandabile: le locande bazzicate da mandriani e viandanti diventano ristoranti frequentati da personaggi come Alcide De Gasperi, Gino Bartali, Audrey Hepburn e Liz Taylor.

Ad essere precisi bisogna dire che il primo vip raggiunse questo territorio circa sedici secoli prima di Meo e della sua locanda. Nel I secolo fu l’imperatore Traiano a scegliere questo pianoro per far edificare la sua dimora di caccia: 5 ettari di pied-à-terre vista monti dove sfogare la sua brama di cervi e cinghiali. Oggi della Villa di Traiano restano delle suggestive rovine che meritano la visita, anche per via dell’attiguo antiquarium, custode di reperti davvero interessanti. Se poi volessimo spostare ancora più indietro le lancette del tempo (e volessimo farci una breve passeggiata per i boschi), potremmo anche raggiungere l’imponente arco megalitico che faceva da dogana tra Equi e Ernici (motivo per cui ancora oggi, dopo più di duemila anni, chi sta al di qua lo chiama Arco di Trevi, mentre chi lo osserva dalla sponda ciociara lo chiama Arco di Guarcino).

Con uno spiccato spirito di accoglienza nel dna, gli Altipiani sono ancora oggi un’ottima base di partenza per gite di più giorni alla scoperta di tre splendide zone del centro Italia: Subiaco e la Valle dell’Aniene, Tagliacozzo e la Marsica, Anagni e la Ciociaria. Se volete, siamo pronti a darvi qualche suggerimento di gita… e persino ad accompagnarvi!

Cosa c'è da vedere agli Altipiani di Arcinazzo?

– La Villa di Traiano, aperta tutti i giorni ad esclusione del giovedì.

Orario:
Maggio – Settembre: 9.00 – 19.00
Ottobre – Aprile: 9.00 – 15.00

Biglietto di ingresso:
Intero: 3€
Ridotto: 2€

– L’Arco di Trevi, raggiungibile a piedi attraverso un comodo sentiero che si separa dalla via Sublacense, in direzione Guarcino.

Si mangia e si dorme agli Altipiani?

Che domande: tutta la località ha come pilastro l’accoglienza e la ristorazione! Se poi volete fare un riposino dopo il pranzo, ci sono ettari di comode e profumate praterie per voi…

Altipiani di Arcinazzo

Fiuggi! Ma che Fiuggi…
Fiuggi era ‘na volta;
mo’ caro villeggiante,
se non sei pazzo,
fuggi da Fiuggi
e vai agli Altipiani di Arcinazzo!

Renato Quattrini

Partì tutto da un incrocio e da un pecoraio. O meglio: partì tutto da un pecoraio di Trevi che all’inizio del XVIII secolo decise di smettere di contare le pecore nella speranza di iniziare a contare baiocchi, e ci riuscì piuttosto bene. Meo Passeri da Trevi ebbe un’idea da vero precursore: nel 1711 aprì un autogrill in uno dei crocevia più transitati (e all’epoca disabitati) dell’Appennino centrale. E pazienza se non esistevano ancora le automobili (e a dirla tutta neanche delle vere strade): essendo situata esattamente sul punto in cui si incontrano le tre vie che collegano Valle dell’Aniene, Valle del Fucino e Ciociaria, la sua locanda iniziò ad accogliere una clientela piuttosto ampia e variegata, fatta di pastori, pellegrini e – non si può avere tutto dalla vita – briganti.

Ora, che Meo Passeri abbia avuto fiuto imprenditoriale è innegabile. Ma difficilmente avrebbe potuto immaginare che aprendo quella locanda stava fondando un’intera località, in futuro nota come gli Altipiani di Arcinazzo. D’altra parte siamo abituati a fondazioni legate ora ad un abate battagliero, ora a minacce saracene o in altri casi alla capacità manifatturiera del dio Saturno (che mi piace immaginare all’opera con calce e cazzuola)… chi avrebbe mai pensato che da quella locanda persa nel nulla sarebbe sorta una delle più rinomate località di villeggiatura del Novecento? E invece nell’arco di un paio di secoli si moltiplicano le osterie, si ingrandiscono gli alberghi e fioriscono numerose e preziose ville più o meno nascoste tra gli abeti. Anche la clientela diventa un tantino più raccomandabile: le locande bazzicate da mandriani e viandanti diventano ristoranti frequentati da personaggi come Alcide De Gasperi, Gino Bartali, Audrey Hepburn e Liz Taylor.

Ad essere precisi bisogna dire che il primo vip raggiunse questo territorio circa sedici secoli prima di Meo e della sua locanda. Nel I secolo fu l’imperatore Traiano a scegliere questo pianoro per far edificare la sua dimora di caccia: 5 ettari di pied-à-terre vista monti dove sfogare la sua brama di cervi e cinghiali. Oggi della Villa di Traiano restano delle suggestive rovine che meritano la visita, anche per via dell’attiguo antiquarium, custode di reperti davvero interessanti. Se poi volessimo spostare ancora più indietro le lancette del tempo (e volessimo farci una breve passeggiata per i boschi), potremmo anche raggiungere l’imponente arco megalitico che faceva da dogana tra Equi e Ernici (motivo per cui ancora oggi, dopo più di duemila anni, chi sta al di qua lo chiama Arco di Trevi, mentre chi lo osserva dalla sponda ciociara lo chiama Arco di Guarcino).

Con uno spiccato spirito di accoglienza nel dna, gli Altipiani sono ancora oggi un’ottima base di partenza per gite di più giorni alla scoperta di tre splendide zone del centro Italia: Subiaco e la Valle dell’Aniene, Tagliacozzo e la Marsica, Anagni e la Ciociaria. Se volete, siamo pronti a darvi qualche suggerimento di gita… e persino ad accompagnarvi!

Cosa c'è da vedere agli Altipiani di Arcinazzo?

– La Villa di Traiano, aperta tutti i giorni ad esclusione del giovedì.

Orario:
Maggio – Settembre: 9.00 – 19.00
Ottobre – Aprile: 9.00 – 15.00

Biglietto di ingresso:
Intero: 3€
Ridotto: 2€

– L’Arco di Trevi, raggiungibile a piedi attraverso un comodo sentiero che si separa dalla via Sublacense, in direzione Guarcino.

Si mangia/dorme agli Altipiani?

Che domande: tutta la località ha come pilastro l’accoglienza e la ristorazione! Se poi volete fare un riposino dopo il pranzo, ci sono ettari di comode e profumate praterie per voi…

Altipiani di Arcinazzo

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