CHI SIAMO

Siamo questi qua, grossomodo. Ovvero un manipolo di gente sorridente che abita la Valle dell’Aniene e che ha il vizio di raccontarla, perché è il modo migliore che conosce per prendersene cura e mantenerla in vita.
Se volete la versione breve, ci occupiamo di turismo e cultura dal 2012, anno in cui Ethea venne fondata allo scopo di tenere aperta la Rocca Abbaziale di Subiaco, che è la millenaria fortezza piazzata sulla sommità del centro storico del borgo laziale. E da allora abbiamo pianificato, ideato, realizzato (e visto naufragare, qualche volta) una gran quantità di progetti per la promozione del territorio e anche per la sua fruizione.

E questa è la versione light. Se non vi basta potete andare avanti, ma poi non dite che non vi avevo avvertiti.

Crediamo in un turismo sostenibile e slow, in grado di valorizzare le autenticità nascoste in paesi millenari che non riescono a fermare l’emorragia di abitanti. Alimentiamo un turismo fatto di scambio e conoscenza reciproca, secondo un’idea di viaggio molto vicina a quella del Grand Tour. Potremmo definire il nostro un turismo indie, allo stesso tempo indigeno – siamo tutti abitanti di queste terre – e lontano dal mainstream, dalla logica di massa propria di quelle destinazioni in cui i viaggiatori sono considerati (e trattati) come polli in batteria. Se viaggiate solo per farvi un selfie sotto al David di Michelangelo o per farvi una foto mentre fingete di reggere la Torre di Pisa, beh… non vi saremo di grande aiuto.

Ci diamo da fare per promuovere un territorio magnifico e lo facciamo anche sulla base di una convinzione che ci lega. Anche il più piccolo paese di queste parti ha una storia millenaria che non può andare perduta. Non è colpa sua se il destino lo ha voluto collocare a un tiro di sputo da una Capitale bulimica, che fagocita persone, saperi e reti sociali in un procedere antisistemico e insostenibile. Non possiamo restare a guardare l’incipiente abbandono dei terreni, pascoli e stalle, delle botteghe e delle vigne, delle scuole, chiese e castelli. C’è bisogno di occhi che tornino a percorrere quei vicoli e quelle piazze, e noi cerchiamo di offrire consapevolezze a quegli occhi.

Un giorno capiremo di aver sbagliato tutto. Capiremo che la logica romacentrica che ha prosciugato interi territori del Lazio, Abruzzo, Umbria e di mezzo centro-sud Italia è stata una follia. Fino ad allora non possiamo far altro che tenere le nostre maniche rimboccate e farci carico di un messaggio affisso cinquantanni fa in una casa canonica sperduta nelle pieghe dell’Appennino.

WE CARE