Un racconto appassionante sulle muse di Anticoli che diventa uno sguardo contemporaneo sul ruolo nella donna nell’arte.

LE MUSE DI ANTICOLI CORRADO

Catalogo della mostra
Le muse di Anticoli Corrado: ritratti e storie di modelle anticolane da De Carolis a Pirandello
a cura di Manuel Carrera
8 settembre 2017 – 7 gennaio 2018
De Luca Editori d’Arte, 2017
Brossura, 80 pagg.
ISBN 978-88-6557-354-9
€ 20 (Il ricavato della vendita è stato devoluto all’associazione Edoardo Marcangeli)

Di Candida Toppi, modella anticolana, parlavano tutti molto bene. I critici d’arte dei primi del ‘900 apprezzavano l’inaspettata regalità che quel volto popolare sapeva esprimere, mentre i famigliari godevano del suo carattere, un prezioso misto di tenacia e malinconia. Ma più di tutti Candida Toppi era amata da Pietro Gaudenzi, suo marito. Il pittore genovese che ad Anticoli si era innamorato di quella modella ventenne e l’aveva presa in sposa dopo appena un anno. La prematura scomparsa di lei, avvenuta nel 1920 dopo due figli e undici anni di felice convivenza, potrebbe apparire come la fine di una bella storia d’amore. Neanche troppo avvincente, a dirla tutta.

Un buon modo per andare oltre e comprendere appieno la storia di Candida e Pietro, insieme a molte altre, è quello di leggere il catalogo Le muse di Anticoli Corrado (figlio dell’omonima mostra tenutasi ad Anticoli nel 2017). Il testo ha il grande merito spostare l’attenzione oltre il dato biografico e l’aneddotica, per consegnarci un’immagine tridimensionale delle celebri modelle, o almeno di quelle che divennero muse e in molti casi spose degli artisti che le avevano ritratte. Donne dei primi del Novecento sicuramente emancipate, ma anche dotate di grande sensibilità e – in alcuni casi – spiccate qualità artistiche. La butto giù facile: attraverso i due saggi (di Daniele Di Cola e di Manuel Carrera, direttore del Museo) e la selezione di opere, il libro è un ottimo strumento per scardinare quell’idea semplicistica e generalizzata che porta a considerare le modelle di Anticoli esclusivamente come un esercito indistinto di piccole fiammiferaie abituate a posare per sfuggire alla miseria contadina. Un’immagine che davvero non  rende giustizia alla storia di Pasquarosa Marcelli Bertoletti, né di Candida e Augusta Toppi, e neppure di Margherita Oswald Toppi (che scopriamo essere diventata – fra l’altro – amica di Herman Hesse).

Ho assistito alla mostra un paio di giorni dopo l’esplosione del caso Weinstein. Nel ginepraio pruriginoso di perversioni più o meno moleste, l’immagine della donna nell’arte non ne esce indenne: difficile partecipare ad un tale spargimento di fango mantenendo le vesti candide. La mostra e il catalogo sono arrivate in un momento storicamente opportuno, per l’arte e per la donna. È vero: la selezione delle opere e delle modelle trascura gli episodi meno virtuosi legati alle muse anticolane. Tuttavia è bello aggrapparsi a questo ritratto corale composto da dignità, emancipazione e intraprendenza, la sintesi virtuosa di un rapporto simbiotico in cui il paese, i pittori e le modelle si compenetrano e si plasmano reciprocamente, senza sbilanciati rapporti di potere. Le carriere artistiche (e le vite) di Pasquarosa e Margherita Oswald Toppi, nate modelle e diventate pittrici, ne sono l’esempio più lampante.

Nonostante non abbia intrapreso una carriera artistica, Candida Toppi resta una figura chiave della mostra come del libro. Ci osserva ne Il quadro interrotto, il ritratto che il marito decise di lasciare incompiuto al momento della morte, quasi a voler affermare il suo ruolo nella poetica di Gaudenzi. Dopo la sua scomparsa la figura della donna-madre nell’arte del pittore assumerà toni sempre più sacrali e idealizzati, come testimonia quell’ultima pennellata regalata al dipinto dal marito inconsolabile. Un tratto leggero che disegna un’aureola. L’ultimo segno d’amore nei confronti di una donna capace di plasmare l’arte attraverso l’amore per l’uomo che sta dietro l’artista.