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CHI SIAMO

Cos’è ethea

ETHEA in cifre

Guide turistiche abilitate: 7
Accompagnatori turistici: 3
Guide AIGAE: 2
Giornalisti pubblicisti: 2
Partite iva: 8

Ethea è un contenitore di volontà buone applicate alla valorizzazione socio-turistica dei territori minori (o presunti tali). L’associazione raccoglie ragazze e ragazzi appassionati del proprio territorio e più in generale di tutti quei luoghi meno noti, spesso dimenticati dai grandi player del turismo e relegati alle periferie dell’immaginario collettivo.

Ecco dunque che guide e accompagnatori turistici, giornalisti e animatrici, storici dell’arte e designer, archeologi e comunicatori si incontrano per coltivare insieme questo particolare hobby: la promozione del potenziale turistico che i territori di provincia sanno esprimere.

Questa finalità si articola in diverse iniziative e attività. Dal 2012, anno della sua fondazione, Ethea si è occupata di:

  • gestire i servizi turistici della Rocca Abbaziale di Subiaco
  • gestire i centri visita di Subiaco e Vicovaro
  • promuovere destinazioni e itinerari turistici poco noti
  • organizzare eventi e iniziative, sia di genere ludico che culturale
  • contribuire alla redazione di progetti di sviluppo turistico
  • promuovere la rete fra le realtà di provincia

Se vuoi conoscerci meglio, puoi consultare la hall of fame degli etheani!

Principali collaborazioni:

Abbazia di Subiaco

Comune di Arcinazzo R.

Comune di Subiaco

Parco N.R. dei Monti Simbruini

Comune di Rocca Canterano

Parco N.R. dei Monti Lucretili

Comune di Cervara di Roma

Consorzio Visit Aniene

Un modo etheano di pensare

Eccoci qua, grossomodo. Un manipolo di gente sorridente che abita la Valle dell’Aniene e che ha il vizio di raccontarla, perché è il modo migliore che conosce per prendersene cura e mantenerla in vita.
Ci occupiamo di turismo e cultura dal 2012, anno in cui Ethea è stata fondata, principalmente con lo scopo di tenere aperta la Rocca Abbaziale di Subiaco, che è la millenaria fortezza piazzata sulla sommità del centro storico del borgo laziale. Da allora abbiamo pianificato, ideato, realizzato (e visto naufragare, qualche volta) una gran quantità di progetti per la promozione del territorio e anche per la sua fruizione.

Crediamo in un turismo sostenibile e slow, in grado di valorizzare le autenticità nascoste in paesi millenari che non riescono a fermare l’emorragia di abitanti. Alimentiamo un turismo fatto di scambio e conoscenza reciproca, secondo un’idea di viaggio molto vicina a quella del Grand Tour. Potremmo definire il nostro un turismo indie: allo stesso tempo indigeno – siamo tutti abitanti di queste terre – e lontano dal mainstream, dalla logica di massa propria di quelle destinazioni in cui i viaggiatori sono considerati (e spesso trattati) come polli in batteria. Se viaggiate solo per farvi un selfie sotto al David di Michelangelo o per farvi una foto mentre fingete di reggere la Torre di Pisa, beh… non vi saremo di grande aiuto.

Ci diamo da fare per promuovere un territorio magnifico che in pochi conoscono e lo facciamo anche sulla base di una convinzione che ci lega: anche il più piccolo paese delle nostre parti ha una storia millenaria che non può andare perduta. Non è colpa sua se il destino lo ha voluto collocare a un tiro di sputo da una Capitale bulimica, che fagocita persone, saperi e reti sociali in un procedere tanto inesorabile quanto insostenibile.
Non si può restare a guardare l’abbandono dei terreni, pascoli e stalle, delle botteghe e delle vigne, delle scuole, chiese e castelli. C’è bisogno di occhi che tornino a percorrere quei vicoli e quelle piazze, e noi cerchiamo di offrire consapevolezze a quegli occhi.

Un giorno capiranno di aver sbagliato tutto. Capiranno che la logica romacentrica che ha prosciugato interi territori del Lazio, Abruzzo, Umbria e di mezzo centro-sud Italia è stata una follia. Fino ad allora non possiamo far altro che tenere le nostre maniche rimboccate e fare nostro un messaggio affisso cinquantanni fa in una casa canonica sperduta nelle pieghe dell’Appennino.

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