Cos'è Ethea

Ethea è un contenitore di idee per la valorizzazione socio-turistica dei territori minori (o presunti tali). Proprio così: l’associazione raccoglie ragazze e ragazzi appassionati del proprio territorio e più in generale di tutte quei luoghi meno noti, mete di spensierate gite “fuori porta”. Dove la “porta” in questione è sostanzialmente quella di Roma (scegliete voi quale): le iniziative e le idee di escursione che proponiamo sono tutte collocate entro massimo un paio ore d’auto dalla Capitale. Ecco dunque che guide e accompagnatori turistici, giornalisti e animatrici, storici dell’arte e designer, archeologi e comunicatori si incontrano per coltivare insieme questo particolare hobby: la promozione del potenziale turistico che i territori di provincia sanno esprimere.

Il nostro obiettivo si articola in una serie di attività molto varie. Ethea infatti:

– gestisce i servizi turistici della Rocca Abbaziale di Subiaco (RM)

– promuove destinazioni e itinerari turistici poco conosciuti

– organizza eventi e iniziative, sia di genere ludico che culturale

– redige progetti di sviluppo turistico

– promuove la rete fra le realtà di provincia

Se vuoi conoscerci meglio, puoi consultare la hall of fame degli etheani!

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Ethea way of think

Siamo questi qua, grossomodo. Ovvero un manipolo di gente sorridente che abita la Valle dell’Aniene e che ha il vizio di raccontarla, perché è il modo migliore che conosce per prendersene cura e mantenerla in vita.
Ci occupiamo di turismo e cultura dal 2012, anno in cui Ethea venne fondata allo scopo di tenere aperta la Rocca Abbaziale di Subiaco, che è la millenaria fortezza piazzata sulla sommità del centro storico del borgo laziale. E da allora abbiamo pianificato, ideato, realizzato (e visto naufragare, qualche volta) una gran quantità di progetti per la promozione del territorio e anche per la sua fruizione.

Crediamo in un turismo sostenibile e slow, in grado di valorizzare le autenticità nascoste in paesi millenari che non riescono a fermare l’emorragia di abitanti. Alimentiamo un turismo fatto di scambio e conoscenza reciproca, secondo un’idea di viaggio molto vicina a quella del Grand Tour. Potremmo definire il nostro un turismo indie: allo stesso tempo indigeno – siamo tutti abitanti di queste terre – e lontano dal mainstream, dalla logica di massa propria di quelle destinazioni in cui i viaggiatori sono considerati (e trattati) come polli in batteria. Se viaggiate solo per farvi un selfie sotto al David di Michelangelo o per farvi una foto mentre fingete di reggere la Torre di Pisa, beh… non vi saremo di grande aiuto.

Ci diamo da fare per promuovere un territorio magnifico e lo facciamo anche sulla base di una convinzione che ci lega: anche il più piccolo paese delle nostre parti ha una storia millenaria che non può andare perduta. Non è colpa sua se il destino lo ha voluto collocare a un tiro di sputo da una Capitale bulimica, che fagocita persone, saperi e reti sociali in un procedere insostenibile. Non si può restare a guardare l’abbandono dei terreni, pascoli e stalle, delle botteghe e delle vigne, delle scuole, chiese e castelli. C’è bisogno di occhi che tornino a percorrere quei vicoli e quelle piazze, e noi cerchiamo di offrire consapevolezze a quegli occhi.

Un giorno capiranno di aver sbagliato tutto. Capiranno che la logica romacentrica che ha prosciugato interi territori del Lazio, Abruzzo, Umbria e di mezzo centro-sud Italia è stata una follia. Fino ad allora non possiamo far altro che tenere le nostre maniche rimboccate e adottare un messaggio affisso cinquantanni fa in una casa canonica sperduta nelle pieghe dell’Appennino.

WE CARE

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